fbpx

Articolo tratto dal quotidiano La Città.

I giovani imprenditori del “Frantoio Gran Sasso” portano avanti una tradizione che rischiava di andare perduta. Il frantoio tratta olive provenienti solo dall’entroterra abruzzese, in una fascia tra i 450 e i 700 metri slm.

Il nuovo Frantoio Gran Sasso

Foto tratta dalla pagina Facebook “My Beloved Abruzzo”

La rinascita dell’entroterra e di un borgo colpito dalle calamità naturali passa anche attraverso il rilancio della tradizione. E, nello specifico, dell’antica arte olearia che viene portata avanti da un gruppo di giovani imprenditori. E’ questo il messaggio arrivato sabato scorso durante la benedizione della nuova sede del Frantoio Gran Sasso in contrada Tembrietta, a Isola del Gran Sasso. Una cerimonia presieduta dal rettore del Santuario di San Gabriele, Padre Natale Panetta, e a cui hanno preso parte Mario, Antonio, Flavio e Lidia, giovani imprenditori isolani che portano avanti con determinazione la tradizione olearia di famiglia.

«Si tratta di un frantoio che produce un olio di alta qualità mediante l’impiego esclusivo di drupe sane – spiega Antonio Trivellizzi – non trattate con anticrittogamici, molite in tempi brevissimi e tutte provenienti da coltivazioni tipiche dell’entroterra abruzzese, ovvero da quel territorio che si estende dalla fascia collinare pedemontana sino alle pendici del Gran Sasso, in una zona ricompresa tra i 450 e i 700 metri sul livello del mare. Il frantoio, negli ultimi anni, si è rinnovato con un impianto di ultimissima generazione a basso impianto ossidativo per ottenere un olio di qualità, una specialità di pregio famosa non solo in Abruzzo, ma anche nel contesto nazionale».

Ciò che guida i giovani imprenditori nel loro percorso è soprattutto la grande passione, ma anche una volontà di ferro che garantisce un futuro per un’eccellenza, quella dell’olio “evo”, appunto, che merita di essere valorizzata e tutelata per il futuro. Continuare a produrre un simile prodotto, che rischia di scomparire, è sicuramente un modo per contribuire alla ripresa dell’economia delle zone colpite dal sisma, dove è ancora lontano il ritorno alla normalità e dove agricoltori e piccoli produttori, a costo di mille difficoltà, tentano di salvare prodotti locali, garantendo la continuità produttiva e, con essa, una speranza di rinascita in un territorio a prevalente economia agricola.

Proprio grazie alla forza e alla tenacia di una piccola azienda come il Frantoio Gran Sasso, può partire, con slancio, la rinascita post-sisma. «Esso rappresenta uno strumento di speranza – come sottolinea il rettore del Santuario Natale Panetta – segno che la montagna non solo è vivibile ma è anche possibile da vivere per le nuove generazione e un’attività produttiva in un simile contesto lo dimostra».

Articolo tratto dal quotidiano "La Città"